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Immagini e pensieriLa luce, sempre e meravigliosamente la luce. Moltiplica, abbacina, sorprende. Disegna, la luce. Traccia segmenti indelebili di interiorità. Sa muovere ad una dimensione ulteriore, inattesa quanto necessaria, qual è quella liberatoria, della creatività.
Sovrani del proprio esistere grazie a quel marchingegno miracoloso, la macchina fotografica, che è complice fedele di strategiche ritirate dall’insopportabile vivere quotidiano.
Francesca Ferrati ama esprimersi con la fotografia, un linguaggio, un’arte, in cui ha trovato un sicuro ricovero. E’ il porto franco dei sentimenti soffocati, l’hangar in cui si ammucchiano i pensieri, le paure.
“ E’ stato un modo per cambiare una realtà che in qualche modo mi aveva fatto soffrire”.
Così i sentimenti che macina dentro portano ad un’identificazione con i luoghi dimenticati, quelli dell’abbandono.
“Ero attratta da tutto ciò che era diroccato: case, piazze, cortili. La mia condizione interiore di allora trovava una sorta di sintonia con quel tipo di soggetto… Fondamentalmente, la fotografia è il disegnare con la luce. Tecnicamente è quello”.
Infatti nelle sue immagini prevale un chiarore, a tratti vaporoso, che tende a disossare la materia, a farla fluttuare in uno stato permanente di leggerezza.
Diagnosi e terapia: “ Il momento della fotografia rappresenta una conseguenza della malinconia; ed al tempo stesso ne è anche un antidoto”.
E poi c’è il laboratorio incantato, il luogo della creazione finale.
“In camera oscura ho trovato il modo di sfoltire ancor di più la presenza del reale nell’immagine fotografica. E’ una sovversione della realtà, alla ricerca dell’effetto più magico… Sono un’autodidatta, quindi non rischio in alcun modo che troppa tecnica possa inquinare il modo di fare fotografia. Quello che invece mi ha affascinato tantissimo è stato l’imparare a stampare le foto. C’è una magia, quando dal foglio bianco scaturisce l’immagine.”
Per citare un autore a lei molto caro, Roland Barthes: “L’essenza della fotografia non è il rappresentare, ma il rimembrare”.
“La macchina fotografica è un mezzo potente che uso come forma di espressione simbolica, come messaggio profondo.”
Il lavoro a stretto contatto con la luce che si fa materia, con le alchimie della camera oscura, appartiene alle necessità dell’homo faber. E chiama alla piacevolezza del piccolo fuoriprogramma.
“Amo anche la virgoletta di polvere che finisce sulla foto”.
Francesca continua imperterrita in un percorso di ricerca appassionato, al limite del sogno.
di Gianni De Pace - tratto dall'articolo "Segreti Bagliori" (Scirocco 18.2007) |
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